Carcere

Fiera dei morti: ti aspettiamo nel nostro stand

1- 5 novembre 2018 Pian di Massiano – Perugia
Il Laboratorio creativo “FILI DI SPERANZA” presso il Carcere femminile di Capanne
sarà presente con una sua bancarella

Il progetto “Fili di Speranza” vuole offrire possibilità rieducative e di lavoro alle persone che vivono all’interno del carcere.
È uno spazio sereno di dialogo e di affermazione della propria dignità e può essere l’inizio di un riscatto e di un possibile reinserimento futuro nella società.

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Lo STAND:   Fili di speranza 1_3   Fili di speranza 2_3   Fili di speranza 3_3

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Fiera dei Morti 2017: visita la bancarella "FILI DI SPERANZA"

Perugia, Pian di Massiano  1 – 5 novembre

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Il progetto “Fili di Speranza” vuole offrire possibilità rieducative e di lavoro alle persone che vivono all’ interno del carcere.
Il laboratorio è uno spazio sereno di dialogo e di affermazione della propria dignità e può essere l’inizio di un riscatto e di un possibile reinserimento futuro nella società.

Nella nostra bancarella, alla Fiera dei Morti, ti proponiamo manufatti realizzati nel laboratorio di cucito creativo all’interno del carcere di Capanne – Perugia

Fai anche tu un gesto di condivisione e di vicinanza

TI ASPETTIAMO NEL NOSTRO STAND

Fiera dei Morti 2017 Locandina APV

 

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Ricordando Marcella Alfonsi

Nel ricordo di Marcella, Volontaria in carcere a Capanne e per vari anni segretaria della nostra Associazione, pubblichiamo questo nostro testo, letto al termine delle esequie che si sono tenute il 16 agosto presso la chiesa parrocchiale di San Barnaba.

Ancora portiamo nel cuore gli echi della solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, che ha vissuto il tempo di Nazareth come fedeltà al progetto di Dio. Fedeltà nella vita ordinaria, originata da quel sì del Magnificat, tappa necessaria al mistero della salvezza.

È così che vogliamo pensare  a Marcella, al suo quotidiano e fedele sì a servizio del Regno. Un spazio che per noi che abbiamo condiviso, nel volontariato, il cammino nel servizio ai poveri, è stato efficace, vissuto nella semplicità, nella fedeltà, nell’umiltà, nell’esserci sempre quando era necessario.

Allora la significativa presenza al carcere di Capanne, al Villaggio della carità in Caritas, nel lavoro prezioso e puntuale di segreteria in Associazione, in parrocchia, sono stati i luoghi di vita dove nella relazione con gli altri, spesso i poveri, Marcella ha testimoniato la sua fedeltà al Padre.

Vogliamo pensare a questa fedeltà nel quotidiano, senza clamori, nel silenzio di un servizio che ci rimanda ai servi fedeli del Signore.

La vita di Marcella che abbiamo conosciuto e in parte condiviso è stata un appello a questa  fedeltà al progetto di Dio. Un amore il suo, perseverante, nel servizio ai poveri vissuto in diverse modalità,  una autentica testimonianza  di segni di speranza e, nella fede, di risurrezione.

Pensare a Marcella ci rimanda alla vita nascosta silenziosa di Gesù Maria e Giuseppe nei trent’anni di Nazareth. Quante volte nel servizio agli altri, si cerca di affermare se stessi e si perde di vista l’obiettivo che è quello di vivere solo in vista di Lui e per Lui.

Vogliamo benedire e ringraziare il Signore della vita, che ci ha donato questa sorella. 

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LA BANCARELLA: FILI DI SPERANZA - il settimanale La Voce scrive di noi

Fili intrecciati di speranza La Voce 24.03.17

VISITATE LA BANCARELLA in Piazza Italia a Perugia, sotto i portici del Palazzo della Provincia, nei sabati di marzo e aprile dove vengono presentati articoli in tessuto realizzati dalle detenute del carcere di Capanne a Perugia.

bancarellaQuanto viene presentato è il risultato del progetto di laboratorio creativo ” FILI DI SPERANZA” promosso dall’Associazione e coordinato da Clara Salvi con la collaborazione di suor Carla delle Suore Francescane dei Poveri, nostre volontarie presso il Nuovo Complesso Penitenziario Perugia – Capanne. Tale iniziativa ha già alcuni anni di vita ed ha come obiettivo quello di promuovere e valorizzare le persone detenute attraverso l’attività lavorativa. Il carcere deve offrire possibilità rieducative, e qui si inserisce il progetto Fili di Speranza che vuole anche dare la possibilità alle persone detenute di poter imparare un lavoro che potrà essere loro utile soprattutto dopo il fine pena. Per coloro che vi partecipano assume una estrema importanza perché il tempo del lavoro è uno spazio di libertà e di affermazione della propria dignità di persone, può essere l’inizio di un riscatto e di piena risocializzazione. Quanti di noi si fermeranno alla bancarella, con un’offerta, riceveranno i vari articoli e questo gesto esprimerà la condivisione e la vicinanza a coloro che sbagliando, si trovano a percorrere una strada tutta in salita, che però può portare ad una liberazione e ad una vita nuova.

 

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Stand alla Fiera dei morti

I lavori realizzati dai detenuti del Nuovo Complesso Penitenziario Perugia-Capanne vengono presentati in uno stand alla “Fiera dei morti” che si tiene a Perugia la prima settimana di novembre. Questa è una opportunità per far conoscere il lavoro di alcuni ristretti e uno spazio di vita all’interno delle mura sconosciuto alla maggior parte di noi. Ancora una volta per dire l’importanza di attività che promuovono le persone ristrette in un percorso di risocializzazione e di crescita personale. Molti degli articoli presentati sono il risultato di laboratori coordinati da volontari dell’APV.

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Santa Pasqua 2016: Pace a te...

imagesL’augurio per questa Santa Pasqua ci arriva da un detenuto del Nuovo Complesso Penitenziario di Capanne: un segno di speranza da un luogo dove non sembra possa esserci la speranza.

Santa Pasqua 2016

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Papa Francesco ai detenuti in Messico

Francesco1La preoccupazione di Gesù per gli affamati, gli assetati, i senza tetto o i detenuti (Mt 25,34-40) intendeva esprimere le viscere di misericordia del Padre, ed essa diventa un imperativo morale per tutta la società che desidera disporre delle condizioni necessarie per una migliore convivenza.

Papa Francesco 17 febbraio 2016 Messico detenuti

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UNO “STAND DELLA CARITÀ” A «PERUGIA SPECIAL CHRISTMAS» 1° MERCATINO NATALIZIO DI PERUGIA – 6/23 DICEMBRE - APV presenta i lavori dei detenuti

Alcune realtà, espressione della Chiesa di Perugia – Città della Pieve partecipano a «Perugia special Christmas», presentando prodotti artigianali realizzati dai poveri o per i poveri. Lo “Stand della carità”, allestito in Piazza IV novembre, vuol essere un’opportunità per conoscere e sostenere chi concretamente è vicino alle persone nel bisogno e condivide la loro vita. Coloro che visiteranno lo stand potranno contribuire con un’offerta a diverse iniziative caritative, ritirando materiale informativo sui relativi progetti.

Sono presenti:

Stand della carità 3_5- L’Associazione “Amici del Malawi” con oggetti di artigianato africano, provenienti dalla diocesi gemellata di Zomba;
- L’”Associazione Perugina di Volontariato” con oggettistica tessile realizzata dalle detenute del carcere di Capanne nell’ambito dei progetti di formazione al lavoro;
- L’Associazione “La Cordata” con prodotti agricoli di alcune comunità di accoglienza per giovani e adulti in difficoltà;

- La Caritas Diocesana con il CD dei canti di Natale a favore del Fondo Ecclesiale di Solidarietà;
- L’”Operazione Mato Grosso” con oggettistica realizzata dai giovani del gruppo di Perugia e dai ragazzi e dalle ragazze dei “talleres” delle missioni in Perù.

 ”Desidero una Chiesa povera per i poveri. Essi hanno molto da insegnarci. Con le proprie sofferenze conoscono il Cristo sofferente” (Papa Francesco, Evangelii Gaudium, n. 198).

Stand della carità 2_5  Stand della carità 5_5  Stand della carità 4_5     STAND DELLA CARITA'

 

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CARCERE una pena civile in un sistema giusto ed efficiente

Pubblichiamo l’ intervento di Carlo Bonucci – consigliere APV con delega alle tematiche del carcere  al Convegno promosso dai deputati PD e tenutosi a Perugia il 24 novembre 2014.

Intervento APV

Programma Convegno

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Carcere: inaugurazione orto botanico

Alla presenza delle autorità carcerarie, ecclesiastiche e del volontariato, è stato inaugurato il 20.11.2014 l’Orto botanico, opera del lavoro di alcuni detenuti, situato nel Nuovo Complesso Penitenziario Perugia Capanne, presso la sezione “penale”. Orto GiuliettiLa giornata è iniziata con la presentazione dell’attività del corso di botanica, che ha visto la realizzazione in una delle parti pratiche appunto l’Orto botanico, e che vedrà nella fase finale la realizzazione di prodotti di erboristeria ed una parte artistico- naturalistica con la realizzazione di un murales. Hanno preso la parola il tutor del corso Feliciano Ballarani – responsabile del gruppo carcere dell’ Apv, la direttrice dott.ssa  Bernardina Di Mario, S.E. mons. Paolo Giulietti – vescovo ausiliario ed il Prof. Mauro Cagiotti – docente del corso e consigliere Apv, che da diverse angolazioni hanno messo in risalto l’importanza di questa attività di volontariato, vissuta con i detenuti, che ha consentito di svolgere corsi di preparazione allo studio della botanica, ed al momento la realizzazione di un orto interno, con il contributo nei vari anni della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e del Cesvol di Perugia. Sono state osservate le piante sistemate nei cassettoni, di interesse alimentare e medicinale e poi si è passati a visitare l’aula dove si sono svolte le lezioni ed esercitazioni. Successivamente è stata effettuata una breve presentazione sulle finalità del Corso di botanica, illustrando le caratteristiche formative, attraverso anche gli interventi di alcuni detenuti che hanno partecipato al 2° corso. Inoltre sono state osservate le realizzazioni in poster e materiale da erbario effettuate nel corso degli anni dai vari discenti, con apprezzamenti da parte dei visitatori presenti all’incontro e delle stesse autorità carcerarie, comandante,  ispettore ed educatori, sia per il tema oggi quanto mai attuale, ma anche per la tipologia di attività portata avanti di concerto con le autorità stesse e soprattutto con i detenuti.

Nel corso dell’incontro Mons. Giulietti ha osservato come la cura e la dedizione che sono necessari per far crescere e mantenere un orto, rispondono ad una esigenza della natura di essere in ordine, un po’ come nella vita di ciascuno di noi ma in particolare di coloro che hanno commesso degli errori; molto spesso infatti quello che manca è un po’ di ordine.

“Ero carcerato e siete venuti a trovarmi…”, da qui nasce questa nostra presenza associativa in carcere e quindi anche il progetto della botanica. I semi, le piante e la scienza che ci fa cogliere le meraviglie del creato, sono efficaci strumenti per “seminare speranza”, per far rinascere nei detenuti stima in se stessi, affermando con lo studio, il lavoro, la partecipazione la loro dignità di persone, una opportunità per creare condizioni favorevoli al reinserimento nella società.

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LIBERA-MENTE: l’uso responsabile della libertà. I gruppi di auto-mutuo-aiuto nella sezione Penale del carcere

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Terzo anno consecutivo di questa esperienza, dal titolo “Libera-mente” che ha avuto per tema l’uso responsabile della libertà. Questo tema si è rivelato centrato ed ha suscitato parecchio interesse, confronto e dibattiti tra i detenuti che vi hanno partecipato. I gruppi sono stati promossi dai volontari APV Simone Palazzolo – conduttore/facilitatore, coadiuvato da Martina Barro e Marisa Giansante.

 In questo primo semestre del 2014 si sono tenuti 2 gruppi distinti, con partecipanti diversi, uno il lunedì pomeriggio, l’altro il venerdì pomeriggio. Il gruppo n°1 si è concluso anticipatamente rispetto al previsto ed è durato per 15 incontri, dal 07/01/14 al 28/04/14. Il gruppo n°2 invece è arrivato alla conclusione prevista di Giugno avendo effettuato 23 incontri. In totale, nei due gruppi, sono stati quindi effettuati 38 incontri. La presenza media in entrambi i gruppi è stata di 5/7 persone con un nucleo di assidui di 3/4 a incontro. Ai due gruppi hanno partecipato complessivamente 34 persone diverse.

 L’esperienza nei gruppi è centrata molto sull’ascolto, l’accoglienza e la condivisione, atteggiamenti che permettono di familiarizzare abbastanza nel gruppo e creano un clima di fiducia. Da sottolineare che il maggiore benessere che ne deriva loro è stato il sentirsi considerati persone degne di rispetto malgrado i reati e gli errori commessi. Tutti indistintamente hanno vissuto il gruppo come uno spazio positivo e le defezioni, o la conclusione anticipata di uno dei gruppi, rappresentano il normale avvicendarsi di trasferimenti, uscita dal carcere per fine pena, demotivazione, condizioni particolari di salute e non ultimo un senso di impotenza e frustrazione che coglie alcuni quando prendono consapevolezza di un cambiamento possibile, ma si accorgono di non avere risorse sufficienti per metterlo in atto.

 Ancora una volta ci sono stati passaggi di grande umanità e di chiara presa di coscienza da parte delle persone più sensibili e abbiamo avuto modo di affrontare aspetti che normalmente non vengono considerati. In questo senso la fecondità del gruppo di auto-mutuo-aiuto, seppure un po’ celata e poco appariscente, rimane effettiva ed efficace e sicuramente incide in maniera indelebile nei cuori delle persone. Il momento rieducativo è in ogni caso sentito e anche apprezzato. C’è stata anche al possibilità di incontri individuali per sostenere le persone in passaggi difficili delle loro relazioni sia interne che esterne al carcere; ciò ha avuto un effetto benefico anche nel gruppo.

 Esiste una possibilità di riscatto per ciascun detenuto, un possibile ritorno al senso pieno e positivo della vita, ma ciascuno coniuga questa possibilità con i propri ostacoli interiori e i propri vissuti dolorosi (dietro un reato c’è sempre un disagio); una sfida nel gruppo di auto-mutuo-aiuto è trovare la frequenza su cui sintonizzarsi volta per volta per dare la possibilità alle persone di esprimere il proprio modo di sentire e i percorsi che hanno condotto a delle scelte sbagliate. L’espressione porta a consapevolezza, l’ascolto e l’accoglienza danno tempo e modo di riflettere. Se rifletti capisci meglio ciò che è bene per te e per il tuo prossimo… da qui spesso riparte una vita migliore. E’ una chance che ci giochiamo ad ogni incontro e, sinceramente, a volte si ha l’impressione che abbiamo vinto tutti.

 A cura di Simone Palazzolo

 

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Borse per portare la speranza: ANSPI e APV promuovono un progetto di manufatti in tessuto nel carcere di Capanne

Borse ANSPI APV 2Il Comitato zonale ANSPI (Associazione Nazionale San Paolo Italia per gli Oratori e i Circoli Giovanili) di Perugia-Città della Pieve  e l’Associazione Perugina di Volontariato, presentano un progetto nel “Nuovo Complesso Penitenziario di Perugia Capanne”. L’iniziativa vede coinvolte le detenute nell’ ambito dei laboratori di cucito denominati “Fili di Speranza” con la realizzazione di borse in tessuto per i partecipanti a due eventi che si terranno nei prossimi mesi:

- “Il Cammino di Santiago“, pellegrinaggio a Santiago de Compostela dal 18 al 30 agosto, organizzato dal Servizio diocesano di Pastorale Giovanile, con la partecipazione di circa 200 giovani della Diocesi di Perugia-Città della Pieve;

-  H2O, II° Happening Nazionale degli Oratori, che si terrà ad Assisi dal 4 al 7 settembre 2014, con la partecipazione di oltre 2.000 persone.

Le borse in tessuto vengono realizzate da una decina di detenute  con la guida attenta e competente di Clara Salvi, referente del progetto che, con la collaborazione di altre volontarie dell’associazione, organizza il laboratorio di cucito nella Sezione femminile del carcere.

Questo tipo di attività si inserisce tra quelle che la Direzione del Carcere favorisce perché la popolazione detenuta possa rendersi partecipe di tutte quelle iniziative che  tendono alla promozione della dignità della persona. Così si da concretamente un contributo per valorizzare chi sta scontando la pena. Inoltre quest’occasione può essere momento di crescita, di risocializzazione e occasione preziosa per creare le condizioni di un futuro lavorativo, terminato il tempo della pena.

Essere attenti alle “periferie esistenziali” che sono presenti nella nostra realtà territoriale è un segno efficace di testimonianza di amore per gli uomini e le donne che sono nella sofferenza. ANSPI e APV con questo progetto, con queste borse che accompagneranno tanta gente, vogliono dare un segno di concreta speranza e dire a tutti che ci è chiesto di rallentare il passo per essere nella strada a fianco di chi fa più fatica.

Vedi anche: Umbria24

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“I laboratori come spazi per costruire un nuovo futuro”: CORSO DI BOTANICA APPLICATA

Targa ORTO BOTANICOL’ attività del corso di Botanica per il secondo anno di impegno, è iniziata con una prima parte che è la continuazione in termini di approfondimento del corso svolto l’anno precedente, con gli allievi  che hanno superato il corso precedente, pronti ad iniziare la nuova attività (2° anno di formazione), riguardante l’allestimento di preparati di erbario della flora del carcere di Capanne e delle aree adiacenti. Questa attività impegna gli studenti a trattare le piante scelte quali campioni da erbario, a sistemarle in appositi telai per l’essiccazione e poi il montaggio su fogli di carta rigida formato tipo A3 e la relativa descrizione sistematica della specie riportata in apposite etichette.

La seconda parte ha riguardato la sistemazione di alcune aiuole e cassettoni nell’aria della Sezione Penale, in cui gli studenti più esperti  hanno dato il loro contributo nella messa a dimora e risistemazione di vecchi cassettoni in disuso e di altri che avevano bisogno di una buona manutenzione.

Inoltre si è avviata la realizzazione di un piccolo “orto botanico” di circa 20 mq. nell’aria prospiciente al Penale, in cui verranno poste a breve delle piante ricoverate in cassettoni seminterrati in cui sarà possibile effettuare delle operazioni di coltivazione, propagazione, taleaggio etc., nonché seguire il ciclo di sviluppo di varie specie prevalentemente aromatiche utilizzate sia nell’arte  culinaria che di interesse apistico.

Per la realizzazione della terza parte che prevede l’approfondimento delle conoscenze di utilizzo delle piante poste in vaso a riguardo delle loro proprietà alimentari, fitochimiche, fitoterapia e delle melissoflora, molto probabilmente quest’ultima parte inizierà ad ottobre botanica12014. Sia per la seconda che per la terza parte ci si è avvalsi e ci si avvarrà del finanziamento del CESVOL che ci è giunto ai primi di maggio. Attualmente sono 7 gli studenti che seguono il corso, e le poche defezioni sono state dovute a trasferimenti o a scadenza dei termini della pena.

Le lezioni vengono effettuate settimanalmente, nella nuova aula appositamente allestita al Penale avvalendosi dell’uso del computer, videoproiettore e lezioni frontali utilizzando materiale didattico cartaceo e lavagna magnetica, nonché di armadi per la collocazioni dei campioni di erbario e di materiale didattico, libri ed appunti cartacei, allestiti all’uopo.

Le esercitazioni sono svolte in aula per quanto riguarda l’allestimento di preparati di erbario per la florula del carcere ed anche nel giardino interno appositamente allestito per le prove di coltivazione e studio biologico ed auto-ecologico delle specie coltivate. Nella fase finale del secondo corso è previsto l’allestimento di poster che racchiudono le conoscenze delle principali famiglie botaniche trattate nel corso dell’anno di studio.

L’inizio dei corsi è avvenuto ai primi di ottobre 2013 utilizzando i giorni martedì e mercoledì dalle 13.00 alle 15.00 sempre presso la sezione Penale del carcere. Alla fine del corso verrà rilasciato un attestato di partecipazione previa superamento di un esame orale che quest’anno è previsto nel mese di luglio.

Docente di botanica dei due corsi è il professor Mauro Roberto Cagiotti, tutor e coordinatore Feliciano Ballarani, volontari APV.

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VISITA DEL CARDINALE GUALTIERO BASSETTI AI CARCERATI

Bassetti con detenutiLa prima visita che il neo cardinale Gualtiero Bassetti, come aveva promesso, l’ha fatta recandosi a visitare i più piccoli della nostra società: i detenuti, coloro che soffrono e che si trovano in condizioni di libertà ristretta.
La visita si è svolta lunedì 24 febbraio nella sala polivalente della sezione maschile del Nuovo Complesso Penitenziario di Perugia – Capanne dove c’era una folta rappresentanza di detenuti, un gruppo di volontari dell’Associazione Perugina di Volontariato – Caritas, della Croce Rossa e di altre rappresentanze.
Sua Eminenza appena entrato è stato accolto da un fragoroso applauso e lui, con la semplicità che lo caratterizza, si è messo subito in mezzo ai detenuti salutandoli ad uno ad uno, ai quali ha poi rivolto parole paterne piene di speranza per tutti.
La direttrice dell’Istituto, dottoressa Bernardina Di Mario, gli ha rivolto subito il benvenuto ed ha illustrato la difficile situazione penitenziaria di tutto il territorio nazionale. I cardinale prendendo spunto dalle parole della direttrice, pur rispettando le decisioni della legge, ha detto che considera tutti i  detenuti fratelli e degni della massima attenzione, pronto ad aiutarli per sostenere le loro istanze.
Questa sua conoscenza del mondo carcerario è motivata dal fatto che, quando si trovava in Toscana, aveva visitato diversi carceri come quello di Pianosa, di Porto Azzurro, di Massa Marittima e di Arezzo e quindi comprendeva bene le condizioni di disagio fisico e morale in cui si trovano i detenuti.
Subito dopo ha raccontato ciò che ha provato al momento della sua investitura cardinalizia. A questo punto una signora gli domanda cosa aveva detto il papa Francesco nel momento in cui gli dava lo zucchetto, la berretta color rosso porpora e l’anello cardinalizio. La risposta è stata: “ E adesso ti assegno il “titolo della Basilica di Santa Cecilia in Trastevere” e da ora in avanti devi cantare bene”. Questa notizia gli ha fatto ricordare quando nel 1961, allora giovane seminarista, visitando la stessa basilica, era rimasto colpito dalla statua di santa Cecilia sdraiata che dava l’impressione che dormisse. I casi della vita hanno voluto che egli tornasse in quella basilica come Cardinale!
La visita si è conclusa con la preghiera, potremmo dire di coinvolgimento multietnico e multi religioso, invocando il Dio di tutti, con un Pater, Ave Maria e la benedizione per tutti, ricordando che il prossimo appuntamento in carcere sarà per la messa di Pasqua con la speranza di fare una bella celebrazione. Successivamente  si è recato alla sezione femminile per incontrare le detenute e si è poi fermato in mensa per il pranzo.

Mauro Roberto Cagiotti
Volontario APV

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VADEMECUM dei Volontari carcerari

1.    Scopo del volontario carcerario dell’Associazione Perugina di Volontariato (APV) è quello del sostegno morale al detenuto con il preciso scopo del reinserimento sociale e rieducazione dell’individuo perché, chi ha sbagliato, possa correggersi e redimersi.
2.    Per poter aiutare la persona al suo recupero è necessario permettergli di esprimersi, di poter parlare, di portare fuori il proprio mondo interiore. Pertanto l’atteggiamento fondamentale del volontario nei confronti di una persona detenuta che soffre, non consiste nell’abbondanza di parole o di consigli, ma nella disponibilità all’ascolto.
3.    Il volontario deve conoscere e rispettare tutte le regole impartite dalla Direzione del carcere ed avere  con tutta la struttura penitenziaria, specialmente con gli agenti di custodia, anche con quelli che non condividono la nostra presenza, un atteggiamento di rispetto e di collaborazione.
4.    Il volontario deve vedere nel detenuto un uomo, con la sua dignità di persona, indipendentemente dalla nazionalità o religione perché, di fronte a Dio, siamo tutti fratelli.
5.    Le richieste prioritarie dei detenuti sono gli indumenti e piccoli sussidi. Questo tipo di servizio permette di creare con il detenuto un primo contatto  che deve sfociare poi, in un più ampio progetto che ha come obiettivo quello del suo reinserimento sociale e rieducativo.
6.     I volontari possono portare gli indumenti soltanto il lunedì e il sabato.
7.    Per la consegna degli indumenti, il detenuto deve fare la “domandina” specificando il tipo e la taglia.
Il volontario, una volta che gli è pervenuta la richiesta del detenuto, verificherà dalla scheda se in precedenza abbia avuto analogo materiale. Provvederà quindi a preparare quanto richiesto per poi consegnarlo al successivo colloquio, evitando così di prelevare gli indumenti dagli armadi  in sua presenza.
8.    Per eventuali piccoli sussidi in denaro richiesti dai detenuti, è opportuno rivolgersi ai cappellani perché hanno a disposizione un fondo elargito a tale scopo. Nell’eventualità che qualche volontario, di sua spontanea volontà, volesse fare qualche versamento in denaro, è opportuno che si accerti allo sportello dei colloqui, se sono stati fatti di recente versamenti da altre persone.
9.    Il volontario deve presentarsi al detenuto soltanto con il proprio nome evitando assolutamente di dare altre generalità. Nell’eventualità che al volontario venisse richiesto di fare una telefonata all’avvocato o ai familiari, è necessario analizzare bene il contenuto che si dovrebbe trasmettere. Comunque è preferibile dire al detenuto che i volontari non possono fare telefonate e che dovrebbero rivolgersi ai cappellani.
10.     I volontari non possono riferire all’esterno del carcere informazioni personali dei detenuti acquisite durante i colloqui. Non sono ovviamente autorizzati a divulgare notizie ai mass media.

Perugia, 3 dicembre 2012

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IL CONTRIBUTO DELLA SOCIETÀ AL “TRATTAMENTO” DEI DETENUTI, CON PARTICOLARE RIGUARDO AL VOLONTARIATO

Trattamento detenuti Volontariato di Settimio Monetini

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I LABORATORI: ovvero l’occasione di rinascere a nuova vita

Si tratta di attività dirette di natura varia, dal cucito al ricamo al disegno o all’analisi di materiali vegetali da descrivere, riconoscere e comprendere nella loro essenza biologica ed ambientale, che implica comunque impegno e collaborazione tra docenti ed discenti. Praticamente nel corso di 2 ore per 2 volte la settimana per un periodo di 4-5 mesi si lavora insieme e si affrontano tematiche diverse o si realizzano opere o manufatti o disegni in cui i partecipanti da una dipendenza iniziale si svincolano sempre più sino ad arrivare alla completa autonomia nella realizzazione dei lavori o elaborati.botanica2
Questa attività permette sia di staccarsi, anche se momentaneamente, dalle problematiche carcerarie, ma nello stesso tempo di relazionarsi con gli altri in terreni nuovi di interesse e di cultura, e quindi per la buona riuscita dei vari corsi è necessario da parte di tutti buona volontà, solidarietà, messa in discussione delle realizzazioni, autostima ma anche autocritica, e valutazione finale degli operati e degli operatori stessi.
Insomma è una buona palestra di vita che sicuramente arricchisce anche se non risolve tutti i problemi del carcerato ma sicuramente ne allevia molti ed imprime una carica di ottimismo che lascia ben sperare per il proseguo esterno della vita del detenuto.
Nello specifico per quanto riguarda il corso di Botanica si è iniziato con nozioni generiche sul regno vegetale partendo da organismi semplici illustrati con sistemi informatizzati o con supporto cartaceo attraverso libri o manuali. Poi ci si è addentrati sempre più nel complesso delle strutture e degli organismi, sino ad arrivare allo studio delle piante superiori con modelli diretti di studio che man mano venivano presentati. Le pagine della vita del mondo biologico che si aprivano sempre più al contatto ma anche alla comprensione di una realtà spesso conosciuta solo per osservazione rapida, o per sentito dire o divulgazione rapida magari fatta non da addetti ai lavori. Sono emerse conferme ma tante altre sorprese e comprensioni di una presa visione di un mondo affascinante pieno di coinvolgimenti ed interessi emersi grazie al contatto diretto con le problematiche affrontate sia storiche che colturali che scientifiche. Il coinvolgimento degli studenti è stato man mano sempre più intenso e partecipativo sino ad arrivare alla completa descrizione di piante di famiglie diverse riconosciute in termini sistematici di specie o di genere comprensivi anche delle loro caratteristiche di risorse vegetali in termini di usi, quali medicinali, aromatici, culinari, ornamentali ed  ecologici.botanica3
Sono emerse buone capacità descrittive, di osservazione, di disegno ma anche di buone capacità analitiche e sintetiche che potrebbero essere spese in altri settori.
Nota 1. Gli studenti dopo una selezione su 45 sono stati ammessi al corso di Botanica in 14 ma per vicissitudine varie di vita giudiziaria, sono arrivati in 7 alla fine del corso. Uno di essi è stato assunto nella operativa che opera all’interno del carcere e quindi ha potuto mettere in pratica alcune conoscenze acquisite durante il corso. Altri vorrebbero continuare su questo percorso per saperne sempre di più magari specializzandosi su temi applicativi specifici quali piante officinali od ornamentali.
Nota 2. Le lezioni erano sempre teorico-pratiche in maniera tale da dare la possibilità di operare con mano utilizzando tecniche varie che comunque implicavano un bagaglio teorico di conoscenze di base.
Corso di Botanica:  numero di lezione-esercitazione da dicembre 2012 ad aprile 2013 pari a 70.  Svolte alla sezione PENALE.
L’APV è riuscita a portare una parte del mondo esterno aperto  dentro un altro mondo.
Oppure siamo riusciti a farli evadere, mentalmente,  facendoli stare dentro.
Oppure li abbiamo aiutati a trascorre giornate diverse, …. a non leggere sempre lo stesso libro.
Insomma “li abbiamo visitati…?”.

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Lettera dei detenuti della Casa Circondariale di Capanne – Perugia al Prof. Mauro Roberto Cagiotti (volontario APV) al termine del corso di Botanica 2013.

lettere2Caro Professore,
oggi è l’ultimo giorno di corso ed è anche il giorno che ci
congederemo da Lei e da coloro che hanno collaborato
con la sua persona per la realizzazione di questo impegno
che, oltre a farci trascorerre del
tempo in maniera positiva,  ci ha dato modo di
arricchirci culturalmente e comunque di imparare
qualcosa di nuovo ed inusuale.
Ci siamo permessi di scriverle queste poche righe
e null’altro, poiché data la nostra ovvia condizione,
non ci potevamo permettere altrimenti, quindi con
tutta la sincerità che abbiamo, vogliamo ringraziarla
di tutte le cose che ha saputo trasmetterci con la
sua passione e dedizione all’insegnamento. Cogliamo
l’occasione di questa nostra per chiederle anche scusa,
se qualche volta siamo risultati “leggermente” indisciplinati,
il nostro intento è stato quello solo di accattivarci la vostra
simpatia e forse ci siamo riusciti no?
Chi come noi si trova in carcere per avere sbagliato
nei confronti della società e deve scontare una condanna,
ha perennemente il pensiero fisso di cosa ci potrà riservare
il futuro, una volta fuori: allora ci viene alla mente che
ci sono brave persone come Lei, come Feliciano, che
s’impegnano per fare sì che, con piccoli passi, con
pazienza, umiltà e con fiducia si possono creare
le basi per un fururo migliore…
Allora ci fermiamo a riflettere che a volte per essere
felici, sereni e tranquilli, non è necessario cercare
in qualche posto del mondo la fortuna;
a volte, basta solo sapersi accontentare e guardare a
pochi centimetri dal proprio naso, la risposta che
cerchiamo, la fortuna  è forse celata proprio là
vicino… Perché nò? Magari proprio dando un’occhiatina
a quel fiore, a quella pianta, ponendoci la riflessione
di quanto sia meravigliosa la natura, di quanto Dio
abbia fatto bello il nostro mondo…
Stia tranquillo che, se in minima parte abbiamo
imparato quanto Lei ha voluto insegnarci, sarà solo
esclusivamente tutto di guadagnato e ciò che si guadagna
in un posto come questo, non può che non essere una
una cosa buona e le cose buone, come si sa, non sono
mai sbagliate…
Tutti noi un giorno, chi prima, chi dopo, torneremo alle
nostre vite, alle nostre famiglie, ai nostri affetti più
cari, ai nostri figli, perché no, perché non pensare
anche profondamente cambiati, poi magari ci dimenticheremo
dei brutti momenti passati, dello smarrimento e degli
attimi di sconforto vissuti tra “quattro mura”, ma Le
assicuriamo dal più profondo del nostro cuore che,
mai e poi mai avremo modo di dimenticare quella
bella persona che ci è capitato d’incontrare durante
il nostro cammino…
Grazie Professore, Le vogliamo bene!
I corsisti dell’anno 2013
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Il Giovedì Santo nella sezione femminile del Carcere «Come Gesù, il vescovo Gualtiero si è cinto il grembiule - icona del servizio - e per dodici volte si è inginocchiato, ha lavato, asciugato e baciato i piedi …»

Gesù lavanda dei piedi GIOTTONella tarda serata di Giovedì Santo, 5 aprile, è giunto alla nostra redazione questo scritto di Maurizio Santantoni, presidente dell’APV, l’Associazione perugina di volontariato promossa dalla Caritas diocesana. E’ il racconto toccante della visita, svoltasi nel primo pomeriggio di Giovedì Santo, dell’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti alle detenute della Casa circondariale di Perugia in località Capanne. E’ una visita sempre molto attesa e che il presule fa sempre volentieri in questo luogo di estrema sofferenza umana, compiendo un gesto significativo. «Come Gesù, il vescovo Gualtiero – scrive Maurizio Santantoni – si è cinto il grembiule – icona del servizio – e per dodici volte si è inginocchiato, ha lavato, asciugato e baciato i piedi di chi vive la croce del Venerdì Santo tra le mura del carcere.
Proprio come descrive l’evangelista Giovanni: “Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto”. Quel gesto di amore agli ultimi, ai prediletti del Signore, ha rinsaldato la fede nelle parole di Gesù che ci dice: “Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi”. Vedere il vescovo chinato per rinnovare il gesto simbolo del servizio ai fratelli, ha rinsaldato la fede nella Chiesa che esprime con i segni della liturgia la fedeltà alla Parola, quel rinnovare la predilezione per l’uomo sofferente, perché in quel volto c’è il volto del Cristo sofferente».
«Il nostro amatissimo vescovo Gualtiero – prosegue il presidente dell’Apv – ha presieduto la celebrazione eucaristica “in Coena Domini” con concelebranti i cappellani del carcere, mons. Saulo Scarabattoli e don Cesare Piazzoli, che, come ha ricordato lo stesso vescovo, svolgono un ministero di estrema delicatezza. Oltre al rito della lavanda dei piedi a dodici detenute, c’è stata anche l’amministrazione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana – battesimo, confermazione e comunione – ad una ristretta, che dopo tre anni di preparazione da parte dei catechisti che operano in carcere, è stata ritenuta idonea ad essere accolta nella santa Chiesa di Dio. Il vescovo Gualtiero ha aperto il suo cuore dicendo: “è la prima volta per me amministrare i sacramenti dell’iniziazione cristiana tra le mura di un carcere e questo mi riempie di gioia”. E proprio la gioia e la commozione si leggevano sui volti di tutti i presenti. Dai religiosi e religiose francescani, al gruppo delle giovani in cammino vocazionale nella comunità delle Suore Francescane Alcantarine, ai volontari della nostra associazione diocesana di volontariato, ai volontari CRI. Il volto di colei che è entrata con il battesimo nella comunità dei credenti, con la veste bianca, simbolo della vita nuova in Cristo, esprimeva la gratitudine al Signore per questo dono. E proprio al termine della celebrazione, la direttrice del carcere, la dott.ssa Bernardina Di Mario, nel ringraziare, ha espresso sentimenti di commozione e di gratitudine, anche a nome di tutto il personale penitenziario».
«L’arcivescovo – evidenzia Santantoni nel suo scritto – ha spiegato il significato del sacro crisma e dei profumi che lo costituisce. Il bergamotto proveniente dalla Diocesi di Locri-Gerace, coltivato nelle terre sottratte alla ‘ndrangheta e il nardo profumo che ci richiama il passo del Vangelo (Gv 12,3) dove Maria cosparge i piedi di Gesù con trecento grammi di questo prezioso profumo. Il vasetto di nardo era stato donato al vescovo dalla moglie di un uomo morente, al quale aveva fatto visita in ospedale due giorni prima e che esprimeva quindi la sofferenza».
Un momento molto commovente è stato, racconta ancora Santantoni, quando «alcune detenute, davanti al vescovo inginocchiatosi per la lavanda dei piedi, lo aiutano a rialzarsi. Gesto che va letto in una chiave ecclesiologica. La Chiesa si china sui poveri, imitando il suo Signore Gesù, e loro accolgono la comunità cristiana e in qualche maniera la rialzano, la mettono in piedi perché possa essere missionaria, e porti anche agli altri il Vangelo del Regno». Altro momento toccante è stato quando il vescovo ha ricevuto dalle mani della detenuta battezzata una lettera sul perché della sua decisione di diventare cristiana, chiedendo a mons. Bassetti di leggerla in cattedrale durante la celebrazione della Veglia pasquale del Sabato Santo». Il presidente dell’Apv conclude il suo racconto annunciandoci che: «Il vescovo, prima di salutare le detenute, il personale penitenziario e i volontari, ha anticipato ai presenti i contenuti del suo messaggio pasquale rivolto alla comunità diocesana. Si tratta di tre temi che lo toccano e interpellano la nostra Chiesa: il carcere, la famiglia, il lavoro»

Notizie Caritas, Luglio 2012

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